Herman
il cavaliere coraggioso
In una fredda notte d’inverno, mentre imperversava un
temporale, un cavaliere di nome Herman attraversò il bosco di castagni del
Regno di Lira, richiamato dal bagliore di un fulmine.
Appena giunse nel luogo dove cadde la saetta notò una giovane
donna dai lunghi capelli biondi vestita di bianco. La fanciulla era distesa a
terra come se fosse addormentata in un sonno profondissimo.
Il cavaliere cercò di scaldarla con il suo caldo mantello di
lana ma, vedendo che la giovane non rinveniva dal suo sonno, decise di portarla
con sé nel suo maniero che si trovava al di là del bosco.
Giunto al castello, Herman sistemò la fanciulla su un comodo
letto di paglia accanto al fuoco del camino. E si mise in attesa che si
svegliasse.
Trascorse così tutta la notte, ma non accadde nulla. La
giovane era immobile e pallida, emetteva solo un flebile respiro dalle labbra
socchiuse.
Il cavaliere notò che al dito della mano sinistra la ragazza
portava un anello d’oro con un sigillo che rappresentava un’anfora da cui
sgorgava acqua di sorgente. Lo guardò con attenzione ma non riconobbe il
sigillo.
Passarono molti giorni e tutto rimaneva uguale. Deluso e
sconsolato, all’alba di un mattino Herman decise di mettersi in viaggio per le
terre del Regno di Lira alla ricerca di qualche notizia sul sigillo d’oro.
Passò al vaglio tutti i castelli del Regno che incontrava nel
suo tragitto chiedendo notizie della fanciulla e del sigillo che portava. Si
recò anche dal Re che subito gli diede udienza.
Nessuno però fu in grado di aiutarlo.
Scoraggiato e infreddolito per la neve che intanto aveva
iniziato a cadere, Herman riprese la strada di casa quando fu fermato da una
vecchia incappucciata che raccoglieva bacche nel bosco.
«Gentile cavaliere, fermati un istante e ascolta cosa ho da
dirti. Tu stai cercando il sigillo della sorgente, non è vero?»
Stupefatto il cavaliere rispose: «Sì è vero, cerco il sigillo
d’oro, ma voi vecchina come fate a saperlo?»
«Se sei abbastanza coraggioso, recati alla sorgente del fiume
Lira, non lontano da qui, ma devi fare molta attenzione perché è un luogo assai
pericoloso. Se dimostrerai di essere valoroso allora risolverai il tuo enigma e
la fanciulla che ora dorme accanto al fuoco si sveglierà dal suo torpore».
Herman non fece in tempo a rispondere che la vecchia era già
sparita e con lei la cesta di bacche.
Avvolto nel suo mantello il cavaliere si mise in cerca della
sorgente partendo al galoppo nella tormenta di neve.
Quando la pesante armatura che indossava era ormai congelata
e la vista gli si era annebbiata dalla stanchezza, Herman intravide tra gli
alberi una luce intensa. Si avvicinò con prudenza e si mise a osservare quel
bagliore magico.
Improvvisamente dalla luce si materializzò una bellissima
donna avvolta in un manto di capelli dorati. La sua voce, dolce come un canto,
disse al cavaliere di seguirla nella grotta vicina, lì avrebbe trovato ciò che
cercava.
Herman, ammaliato da tanta bellezza, seguì la fanciulla nella
grotta, ma un tremendo scuotimento della terra fece crollare l’ingresso
imprigionando il cavaliere nell’anfratto.
Chiuso al buio e senza via d’uscita, Herman iniziò a vagare
per i cunicoli sotterranei quando gli apparve di nuovo la fanciulla, a
indicargli la strada. Decise di seguirla speranzoso che potesse condurlo alla
sorgente.
Ma in un baleno la fanciulla si trasformò in un mostro di
fuoco spalancando le sue enormi fauci per inghiottirlo. Herman sguainò la spada
di ferro e impugnò l’elsa per colpire il mostro, ma i tentativi furono tutti
vani.
Enormi aliti di fuoco uscivano dalla bocca del mostro mentre
il cavaliere correva disperato alla ricerca di un riparo. In lontananza egli
scorse una cascata di acqua che scendeva dalla roccia, decise allora di attirare
il mostro sino a quel punto fermandosi ad aspettarlo.
Non appena la fanciulla di fuoco giunse vicino al cavaliere,
questi iniziò a rovesciarle addosso tutta l’acqua che poteva finché non riuscì
ad annientarla.
Stanco e provato dallo scontro, Herman si mise alla ricerca
di una via d’uscita. Mentre vagava per i cunicoli bui e umidi respirando un
forte odore di terra e radici, si accorse che un piccolo ruscello di acqua
scorreva sotto i suoi piedi.
Decise di seguirlo. Nel silenzio delle viscere della terra si
udiva solo il suono metallico della sua pesante armatura.
A ogni passo il ruscello si faceva sempre più grande,
divenendo prima un fiumiciattolo, poi un corso d’acqua e infine un fiume vero e
proprio tanto che Herman cominciò a nuotare per poter stare a galla.
Capendo che si trattava ancora una volta di un tranello, e
sapendo di non avere alcuna possibilità di salvarsi, Herman iniziò a pensare
alla fanciulla addormentata. Provava un grande dolore per non essere riuscito a
svelare l’arcano del suo sigillo e aver rotto l’incantesimo.
Quando era ormai rassegnato alla morte, gli apparve in sogno
la fanciulla addormentata che gli suggerì di imboccare la via alla sua destra.
In un attimo egli si trovò all’asciutto e in lontananza scorse una luce. La
seguì e si trovò fuori dalla grotta.
Immerso nella calda luce del sole Herman si accorse di aver
raggiunto la sorgente del fiume Lira. Da un’antica anfora infatti sgorgava
limpida l’acqua che dolcemente si trasformava in ruscello e infine in fiume.
D’istinto il cavaliere unì le mani a coppa e bevve l’acqua
refrigerando tutto il suo corpo e la sua mente. All’improvviso gli apparve
davanti la fanciulla addormentata: il suo volto era roseo e i suoi occhi erano
splendenti. Lo ringraziò per averla risvegliata dall’incantesimo che la teneva
intrappolata da molti e molti anni.
Herman e la fanciulla fecero così ritorno insieme al castello
e vissero felici e contenti per tutta la vita.

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