venerdì 1 novembre 2019

Quello che avrei voluto dirti ma che non ti ho mai detto

Se tu fossi qui davanti a me adesso ti direi che ho deciso di lasciarti per diversi motivi. Primo perché con te non stavo più bene da molto tempo. È stata una decisione molto sofferta, credimi. Ti ho voluto molto bene, ti ho amato veramente, ho sacrificato tanti desideri per stare con te, sono andata contro il parere di tutti. Ho rinunciato al matrimonio, ai figli perché tu non volevi.
In cambio non mi hai dato nulla. Hai ritenuto la nostra storia d’amore qualcosa di superficiale, di cui potevi fare anche a meno. Quando ti ho lasciato, dopo quindici anni insieme, mi hai solo detto: “mi dispiace, sei una bella persona”.
Non hai mai voluto celebrare una data, una ricorrenza del nostro amore, non mi hai mai comprato un regalo che ricordasse il nostro amore. Non volevi passare del tempo con me se non fosse per un fine specifico, che ne so uscire per fare un sopralluogo di lavoro. Abbiamo sì fatto delle vacanze insieme, ma agli inizi e dopo mie lunghe insistenze, poi più nulla.
Non parlavamo mai del futuro, non è mai esistita una coppia vera.
Nel tuo futuro io non c’ero mai o almeno così mi pareva, e se c’ero mi nascondevi bene.
Ho comprato casa e tu non hai nemmeno accennato a chiedermi di andare a vivere insieme un giorno. Non mi chiedevi mai se stavo bene, se ero felice.
Pensavi solo alla tua di felicità, al tuo di benessere. Mi evitavi come la peste quando stavo male. Mi chiamavi a casa tua solo per fare sesso o per ricevere complimenti per un tuo nuovo lavoro e mi nascondevi da tua madre, come una puttana o una ladra.
Io ero troppo per te, tu non mi meritavi affatto. Non mi dicevi mai che mi volevi bene, che mi amavi, non mi facevi mai una carezza in pubblico e davvero poche in privato.
Ci sono voluti anni per farmi riconoscere come la tua compagna, mi consideravi solo un’amica “speciale”.
E ora ti dico che mi hai lacerato il cuore, me lo hai spezzato e disintegrato. Hai portato il fallimento nella mia vita, mi hai fatto sentire una misera quando ti ho detto che ti lasciavo e non hai fatto una piega.
Voglio dirti che sto male, malissimo, che soffro come un cane bastonato non perché ti ho lasciato ma perché non te ne è importato niente della nostra storia, di noi, di me. Sei stato la mia più grande delusione.
E allora ti dico che mi fai schifo, che ti odio con tutto il mio cuore!

Magritte, Gli amanti

venerdì 30 agosto 2019

Stefy. Un'amicizia come tante


Quarto episodio

Mirko, Stefy e Patty, a cui si unirono Ely, Erika e Luca, organizzarono una gita in bicicletta sul lungomare per raggiungere il punto panoramico della Litoranea.
Era una domenica già quasi estiva anche se ancora era solo primavera.

Nel primo pomeriggio, finito di studiare per il lunedì, i ragazzi si ritrovarono tutti a casa di Mirko dove si era stabilito il punto di partenza.
Patty arrivò insieme a Stefy, entrambe con le loro vecchie e sgangherate biciclette. Erika e Luca raggiunsero il luogo di ritrovo dalla stazione dei treni, e si fecero poi prestare due biciclette da Mirko. Ely invece aspettava il gruppo di amici a Riccione, dato che per arrivare alla Litoranea sarebbero passati di lì.

Dopo circa un’ora di pedalate, terminata la salita, i sei ragazzi raggiunsero la strada panoramica e si fermarono in un bar ristorante per dissetarsi.
Mentre Luca, Erika ed Ely si raccontavano storielle divertenti e facevano continue battute sui professori, imitando quella di Lettere che avevano avuto come insegnante nel triennio, Stefy stava sempre attaccata a Mirko. Patty, pur ridendo delle battute degli amici, se ne rimaneva in disparte a osservare il comportamento di Stefy e Mirko. Le sembrava di notare che tra i due fosse nata un’intesa che lei stessa non sapeva, o non voleva, spiegarsi. Stefy infatti pareva tutta assorbita dall’interesse per Mirko, quasi non rivolgeva la parola a Patty se non per farle una breve carezza sul viso o prenderle con tenerezza una mano e stringergliela.

Patty, che ogni tanto era bersagliata dalla pungente ironia di Luca interessato a commentare qualche suo difetto fisico – oppure a denigrarla per i suoi buoni voti scolastici etichettandola come “secchiona” – nell’intento di scatenare le risate dei compagni, rimuginava dentro di sé come poter affrontare la questione “Mirko” con la Stefy. Nemmeno si accorgeva delle cattiverie che venivano dette da Luca, Ely ed Erika, o almeno faceva finta di non sentirle, cercando di non offendersi anzi ridendo insieme agli altri. Patty, nel caos emotivo di quei momenti, si chiedeva come mai Stefy si prodigasse tanto per far mettere insieme lei e Mirko ma poi, quando l’occasione si presentava, non accadeva nulla, anzi l’amica si isolava con Mirko quasi dimenticando la compagna.

Patty Avrebbe voluto affrontare Stefy per sapere se si trattava di una strategia anche se in cuor suo sapeva che non era così. Qualcosa di molto pericoloso stava accadendo e, se Patty non fosse intervenuta in tempo, forse sarebbe stato qualcosa di irreparabile.
Dopo aver mangiato Banana Split e bevuto CocaCola, il gruppo si preparò per tornare verso casa ma si accorsero che una delle biciclette si era bucata ed era quindi inutilizzabile. Dal momento che la sera stava calando, tutti iniziarono a essere preoccupati su come tornare indietro. Luca allora ebbe l’idea di chiamare suo padre, che possedeva un furgone, dalla cabina telefonica vicina al bar per chiedergli se poteva venire a prendere lui e i suoi amici.

Caricate tutte le biciclette, rimase davvero poco posto libero così i ragazzi dovettero adattarsi alla meglio, uno in braccio a un altro. Finalmente capitò che Patty finì a sedere sulle ginocchia di Mirko per tutto il viaggio di ritorno. Non le pareva vero! Ogni tanto guarda Stefy che, con sguardo complice, le faceva un sorrisino compiaciuto.
Era bastato così poco perché tutte le ansie e i cattivi pensieri sul comportamento della sua cara amica svanissero nel nulla.



Bubola, Biciclette sulla spiaggia

giovedì 29 agosto 2019

Stefy. Un'amicizia come tante


Terzo episodio

Quella mattina la professoressa di Lettere interrogava e l’interrogazione metteva sempre in ansia tutta la classe. Scorrendo la lista di nomi sul registro, la professoressa Franca si soffermò su Filippo; preso dal panico il ragazzo si voltò subito a guardare Patty sperando di avere il suo sostegno. Lei timidamente acconsetì ad aiutarlo, come ormai faceva ogni volta dall’inizio dell’anno scolastico, con la speranza di ricevere un po’ di attenzione anche dopo l’interrogazione. Fortunatamente si erano seduti vicini poiché era nell’aria la possibilità che Filippo potesse essere interrogato.

Quando iniziarono le domande dell’insegnante, Filippo, che non studiava quasi mai a sufficienza, attendeva il suggerimento di Patty che puntualmente rispondeva sottovoce in modo esaustivo a ciò che la professoressa chiedeva.

Al termine dell’interrogazione il compagno si vantava del sette preso con l’inganno, mentre Patty provava un vago senso di disgusto verso se stessa per aver accondisceso ancora una volta a quel ridicolo teatrino. Tuttavia era più forte di lei rifiutarsi, tanto era desiderosa di farsi accettare dai compagni che lei considerava più fighi e scaltri. E Filippo era uno di questi. Sempre alla moda, sempre con la ragazza più bella. Il venerdì sera andava a ballare nei locali più in di Riccione e poi raccontava in classe le sue avventure, il sesso nei bagni del Cocoricò, le pastiglie di una nuova droga eccitante chiamata extasy che doveva farti provare l’estasi in una notte. E noi lì ad ascoltare a bocca aperta i suoi racconti, come se non fossero nemmeno realtà, mentre lui compiaciuto si pettinava con le dita i capelli folti e ricci cosparsi di crema Nivea.

Filippo aveva una forte intesa con Stefy, in classe o in laboratorio stavano vicini di banco e a ricreazione si abbracciavano e coccolavano come due amici affettuosi. Non era ben chiaro però che tipo di rapporto fosse il loro. Patty spesso si soffermava a osservarli stupita dalla tanta confidenza che esisteva tra loro e dal fatto che Filippo avesse una fidanzata fissa, o meglio così lui ci teneva a descriverla. Era chiaro che il loro rapporto fosse quantomeno ambiguo. Lei si atteggiava a lui come una bimba ingenua e sprovveduta che cercava rifugio e protezione tra le gonne della mamma, mentre lui si divertiva a fare il fratello maggiore rassicurandola scherzosamente, allungando di tanto in tanto le mani tra le cosce e il seno di lei, che si lasciava fare passivamente.

Spesso Mirko si incantava a guardarli giocare, ma il suo sguardo aveva qualcosa di rancoroso verso lo strano feeling che c’era tra i due compagni di classe, nonostante tentasse di partecipare al loro gioco con ironia e distacco.
Patty l’aveva notato lo sguardo gelido di Mirko e stentava a dimenticarlo. Era l’espressione di una gelosia sorda che a fatica il ragazzo riusciva a non far trapelare, tradito di tanto in tanto da qualche frecciatina sarcastica rivolta a Stefy.

Sulla via del ritorno verso la stazione dei treni, Patty sperava ogni volta che Mirko la affiancasse per fare due chiacchiere da soli. Ormai faceva questo sogno a occhi aperti ogni giorno. La realtà invece era tutt’altro. Mirko rimaneva quasi sempre nel gruppo e sulla via del ritorno a casa, così come sul treno, se ne stava in compagnia degli altri a raccontare stupide storielle, oppure solo con la Stefy. Risate, battute, crudeltà e commenti di ogni tipo, questo piaceva a Mirko e Patty era poco disposta a farsi prendere in giro da lui perché era timida o perché aveva il sedere un po’ grosso. Eppure Patty si era innamorata di quel ragazzo rozzo e poco sensibile, lo desiderava notte e giorno, non aspettava altro che lui si dichiarasse così come Stefy le aveva predetto sarebbe presto accaduto.



H.Scott Tuke, Gioventù in pantaloni bianchi