Primo
episodio
Mentre si
spazzolava i folti capelli bruni, Stefy guardò l’orologio e si accorse che
stava perdendo il bus che l’avrebbe portata alla stazione dei treni per andare
a scuola. Frequentava il quarto anno dell’Istituto d’Arte e quel giorno la
professoressa di Lettere avrebbe approfondito la lezione sul Romanticismo spiegando
il romanzo I dolori del giovane Werther
di Goethe. Tutte noi in fondo ci sentivamo un po’ Lotte e in segreto avremmo
voluto vivere un amore disperato come quello di Albert e Charlotte.
Stefy scese in
strada e si affrettò a salire sull’autobus. Era ancora sconvolta dalla sera prima
quando aveva saputo, da una telefonata, che suo padre avrebbe finalmente voluto
incontrarla. Di quell’uomo lei non sapeva quasi nulla se non che non l’aveva
voluta mai vedere dopo la sua nascita, quando aveva abbandonato la madre e la
piccola Stefy di soli pochi mesi per andare in cerca di una vita di successo
come artista. Si era infatti trasferito a Bologna e l’unico ricordo che la
figlia possedeva del padre era un curioso quanto inquietante disegno a inchiostro
che lui le aveva fatto avere tramite la madre. A due fermate da casa sua salì
sul bus Patty, la compagna di classe con la quale Stefy aveva più affinità in
assoluto. Appena si videro si sorrisero felici di potersi fare compagnia lungo
il tragitto che le avrebbe portate a scuola. Patty era pensierosa e preoccupata.
Chiese subito a Stefy se il giorno prima in classe avesse visto Mirko, dato che
lei era stata assente perché non si sentiva bene. Stefy rispose che lo aveva
visto solo sul treno perché poi avevano avuto lezione in laboratorio di
Progettazione e, come accadeva sempre, la classe si divideva in gruppi.
Con lo sguardo
ansioso Patty sospirò, delusa e avvilita. Sperava proprio che Stefy le dicesse
che Mirko aveva chiesto di lei, del perché fosse stata assente da scuola. Stefy
comprese l’umore dell’amica, le prese le mani e le strinse forte rassicurandola
sul fatto che Mirko era molto interessato a lei ma che, a causa della timidezza,
non riusciva a dichiararsi.
Patty abbozzò un
sorriso all’amica e strinse a sua volta le mani di Stefy in segno di riconoscenza,
tuttavia continuava a provare un ineluttabile senso di afflizione per non riuscire
a far sbocciare quell’amore al quale si era disperatamente attaccata. Si sentiva
sbagliata e inadeguata nei confronti di Mirko, così spavaldo e atletico ma
altrettanto restio nell’esprimere i propri sentimenti. Stefy però l’aveva quasi
convinta che si trattava solo di aspettare, che presto il biondo e algido
compagno di classe avrebbe ceduto e così la loro storia d’amore sarebbe
finalmente cominciata.
Sul treno, alla
seconda fermata, salirono Mirko e Sabry. Non appena Stefy li vide li chiamò dal
finestrino del suo scompartimento così avrebbero potuto stare insieme come
tutte le mattine e chiacchierare lungo il breve viaggio verso la scuola. Patty se
ne stava al suo posto con il libro di chimica aperto sulle ginocchia a
ripassare formule; intanto però ascoltava timidamente la conversazione tra
Stefy e Sabry che discutevano del film The
Doors visto al cinema qualche sera prima. A Stefy era piaciuta molto l’interpretazione
che Oliver Stone aveva dato del gruppo, secondo lei ne aveva colto in pieno lo
spirito trasgressivo e sopra le righe, mentre Sabry non era affatto convinta dalla
prova offerta dall’attore Val Kilmer che a suo giudizio impersonava un Jim Morrison
poco corrispondente a verità.
Alcuni violenti scossoni
del treno annunciavano che la stazione era vicina e tutti cominciavano a chiudere
gli zaini e a prepararsi a scendere per iniziare una nuova mattinata di scuola.
Le amiche, F. Brescianini 1944

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