mercoledì 31 luglio 2019


Herman il cavaliere coraggioso


In una fredda notte d’inverno, mentre imperversava un temporale, un cavaliere di nome Herman attraversò il bosco di castagni del Regno di Lira, richiamato dal bagliore di un fulmine.

Appena giunse nel luogo dove cadde la saetta notò una giovane donna dai lunghi capelli biondi vestita di bianco. La fanciulla era distesa a terra come se fosse addormentata in un sonno profondissimo.

Il cavaliere cercò di scaldarla con il suo caldo mantello di lana ma, vedendo che la giovane non rinveniva dal suo sonno, decise di portarla con sé nel suo maniero che si trovava al di là del bosco.

Giunto al castello, Herman sistemò la fanciulla su un comodo letto di paglia accanto al fuoco del camino. E si mise in attesa che si svegliasse.

Trascorse così tutta la notte, ma non accadde nulla. La giovane era immobile e pallida, emetteva solo un flebile respiro dalle labbra socchiuse.

Il cavaliere notò che al dito della mano sinistra la ragazza portava un anello d’oro con un sigillo che rappresentava un’anfora da cui sgorgava acqua di sorgente. Lo guardò con attenzione ma non riconobbe il sigillo.

Passarono molti giorni e tutto rimaneva uguale. Deluso e sconsolato, all’alba di un mattino Herman decise di mettersi in viaggio per le terre del Regno di Lira alla ricerca di qualche notizia sul sigillo d’oro.

Passò al vaglio tutti i castelli del Regno che incontrava nel suo tragitto chiedendo notizie della fanciulla e del sigillo che portava. Si recò anche dal Re che subito gli diede udienza.

Nessuno però fu in grado di aiutarlo.

Scoraggiato e infreddolito per la neve che intanto aveva iniziato a cadere, Herman riprese la strada di casa quando fu fermato da una vecchia incappucciata che raccoglieva bacche nel bosco.

«Gentile cavaliere, fermati un istante e ascolta cosa ho da dirti. Tu stai cercando il sigillo della sorgente, non è vero?»

Stupefatto il cavaliere rispose: «Sì è vero, cerco il sigillo d’oro, ma voi vecchina come fate a saperlo?»

«Se sei abbastanza coraggioso, recati alla sorgente del fiume Lira, non lontano da qui, ma devi fare molta attenzione perché è un luogo assai pericoloso. Se dimostrerai di essere valoroso allora risolverai il tuo enigma e la fanciulla che ora dorme accanto al fuoco si sveglierà dal suo torpore».

Herman non fece in tempo a rispondere che la vecchia era già sparita e con lei la cesta di bacche.

Avvolto nel suo mantello il cavaliere si mise in cerca della sorgente partendo al galoppo nella tormenta di neve.

Quando la pesante armatura che indossava era ormai congelata e la vista gli si era annebbiata dalla stanchezza, Herman intravide tra gli alberi una luce intensa. Si avvicinò con prudenza e si mise a osservare quel bagliore magico.

Improvvisamente dalla luce si materializzò una bellissima donna avvolta in un manto di capelli dorati. La sua voce, dolce come un canto, disse al cavaliere di seguirla nella grotta vicina, lì avrebbe trovato ciò che cercava.

Herman, ammaliato da tanta bellezza, seguì la fanciulla nella grotta, ma un tremendo scuotimento della terra fece crollare l’ingresso imprigionando il cavaliere nell’anfratto.

Chiuso al buio e senza via d’uscita, Herman iniziò a vagare per i cunicoli sotterranei quando gli apparve di nuovo la fanciulla, a indicargli la strada. Decise di seguirla speranzoso che potesse condurlo alla sorgente.

Ma in un baleno la fanciulla si trasformò in un mostro di fuoco spalancando le sue enormi fauci per inghiottirlo. Herman sguainò la spada di ferro e impugnò l’elsa per colpire il mostro, ma i tentativi furono tutti vani.

Enormi aliti di fuoco uscivano dalla bocca del mostro mentre il cavaliere correva disperato alla ricerca di un riparo. In lontananza egli scorse una cascata di acqua che scendeva dalla roccia, decise allora di attirare il mostro sino a quel punto fermandosi ad aspettarlo.

Non appena la fanciulla di fuoco giunse vicino al cavaliere, questi iniziò a rovesciarle addosso tutta l’acqua che poteva finché non riuscì ad annientarla.

Stanco e provato dallo scontro, Herman si mise alla ricerca di una via d’uscita. Mentre vagava per i cunicoli bui e umidi respirando un forte odore di terra e radici, si accorse che un piccolo ruscello di acqua scorreva sotto i suoi piedi.

Decise di seguirlo. Nel silenzio delle viscere della terra si udiva solo il suono metallico della sua pesante armatura.

A ogni passo il ruscello si faceva sempre più grande, divenendo prima un fiumiciattolo, poi un corso d’acqua e infine un fiume vero e proprio tanto che Herman cominciò a nuotare per poter stare a galla.

Capendo che si trattava ancora una volta di un tranello, e sapendo di non avere alcuna possibilità di salvarsi, Herman iniziò a pensare alla fanciulla addormentata. Provava un grande dolore per non essere riuscito a svelare l’arcano del suo sigillo e aver rotto l’incantesimo.

Quando era ormai rassegnato alla morte, gli apparve in sogno la fanciulla addormentata che gli suggerì di imboccare la via alla sua destra. In un attimo egli si trovò all’asciutto e in lontananza scorse una luce. La seguì e si trovò fuori dalla grotta.

Immerso nella calda luce del sole Herman si accorse di aver raggiunto la sorgente del fiume Lira. Da un’antica anfora infatti sgorgava limpida l’acqua che dolcemente si trasformava in ruscello e infine in fiume.

D’istinto il cavaliere unì le mani a coppa e bevve l’acqua refrigerando tutto il suo corpo e la sua mente. All’improvviso gli apparve davanti la fanciulla addormentata: il suo volto era roseo e i suoi occhi erano splendenti. Lo ringraziò per averla risvegliata dall’incantesimo che la teneva intrappolata da molti e molti anni.

Herman e la fanciulla fecero così ritorno insieme al castello e vissero felici e contenti per tutta la vita.




La principessa del Regno del Caos

C’era una volta il Regno del Caos. Qui tutto era confusione, tutto era disordine. Figuriamoci che gli alberi del bosco crescevano capovolti con le radici al posto della chioma. I ruscelli scorrevano al contrario, i topi inseguivano le volpi e la pioggia, invece di bagnare la terra, saliva verso il cielo.

Era un Regno davvero strano, non si poteva mai sapere cosa sarebbe accaduto, ma tutti gli esseri che vi abitavano erano felici perché vivevano in comunione con la Natura.

Nel Regno del Caos c’era un enorme castello, con tante torri e un grande ponte levatoio, sempre alzato. Però nel castello non vi era traccia del Caos, regnava infatti ordine ovunque. Nel grande cortile ogni cosa era al suo posto, nella stalla ogni cavallo aveva la sua biada, nel mastio ogni finestra aveva il suo battente. Non c’era nulla che fosse fuori posto. Era un castello incantato, triste e solitario.

Il Re, che vi dimorava con la Regina, aveva una figlia di nome Iris, una giovane principessa in età da marito. Iris era molto bella, con gli occhi verdi e lunghi capelli rossi. Le giornate di Iris trascorrevano tutte uguali, non accadeva mai nulla che la facesse sorridere. Ella passava il tempo nella sua stanza a leggere e a pensare a quanto sarebbe stata felice se solo fosse potuta uscire dal Castello.

Sì perché il Re non aveva mai permesso alla figlia, sin dalla nascita, di uscire dal recinto del Castello poiché temeva che il disordine del Caos potesse portargliela via.

Così ogni giorno la principessa pensava e ripensava al suo principe azzurro: quando sarebbe arrivato? Come e dove l’avrebbe incontrato? E così spesso piangeva senza sosta, sola e triste.

Una notte d’autunno la principessa fu svegliata nella sua stanza da una donna, il suo volto era vecchio e rugoso, i suoi capelli erano neri e arruffati e aveva gli occhi iniettati di sangue, pareva proprio una strega.

Iris si spaventò molto, il cuore iniziò a batterle forte in petto, il respiro si fece corto e un’intensa paura la pervase.

La vecchia strega le disse: «bambina mia, prendi coraggio e scappa dal Castello, finché non entrerai nel Regno del Caos non saprai mai cos’è la felicità». Iris spaventata rispose: «Ma non posso disobbedire ai miei genitori, soffrirebbero troppo per me, se io fuggissi dal castello loro morirebbero di crepacuore».

Allora la vecchia strega si adirò e in un attimo manifestò la sua forza magica: una luce folgorante si espanse nella stanza di Iris avvolgendo tutte le cose. La giovane si fece piccola piccola e si andò a nascondere sotto il letto. Quando tutto fu finito, Iris uscì fuori tremante cercando con gli occhi la vecchia strega. Ma non la vide più, al suo posto trovò invece una manciata di ghiande.

I giorni trascorrevano uno uguale all’altro nel Castello incantato, Iris non trovava il coraggio di parlare al Re e alla Regina della strega e di chiedere loro di poter uscire nel Regno del Caos, così diventava sempre più triste e malinconica.

Una mattina, appena sveglia, la principessa prese in mano le ghiande che la strega le aveva lasciato sul camino e iniziò a scrutarle con curiosità. Osservandone una sentì come una strana energia pervaderla tutta. Avvertì come un richiamo lontano ma non comprese di cosa si trattasse. Capì però che c’era qualcosa fuori, da qualche parte, che la chiamava, che aspettava proprio lei.

Una sera nebbiosa d’autunno un giovane contadino perse la strada nel Regno del Caos. Fu così che si trovò al cospetto dal grande Castello incantato. Siccome fuori era freddo e il giovane non sapeva dove trascorrere la notte, decise di bussare al portone del Castello. Subito fu accolto dai sudditi del Re e gli fu offerto un pasto caldo accanto al focolare.

Il contadino raccontò al Re e alla Regina che fuori, nel Regno del Caos, era successo qualcosa di veramente strano, che nessuno sinora era riuscito a spiegarsi. Era come se il disordine che si solito regnava sovrano, si fosse congelato, nulla era più come prima e nessuno sapeva il perché.

La natura si era interrotta, non crescevano più le piante, l’acqua dei ruscelli era immobile, gli uccelli non volavano più nel cielo. Il disordine era stato sostituito da un ordine immobile che stava pian piano facendo morire la Natura. Forse si trattava di un incantesimo maligno di qualche strega gelosa e invidiosa della libertà e della creatività del Caos.

Il Re e la Regina, leggendo la preoccupazione negli occhi del giovane contadino, chiesero come potevano aiutarlo.

Il contadino rispose: «solo l’energia di una giovane donna vergine e dai capelli rossi potrà rompere l’incantesimo, ma nel Regno non ce n’è nemmeno una».

Avvilito e rassegnato, il giovane attese l’alba per riprendere la strada di casa nel desolato panorama che lo aspettava. Sperava che almeno il Re avesse potuto porre rimedio all’incantesimo che pesava sul Regno del Caos, ma nessun aiuto era giunto.

Il Re e la Regina, spaventati all’idea che qualcuno potesse venire a cercare la loro figlia – una giovane vergine dai capelli rossi – sbarrarono tutte le finestre del castello in modo che nessuno potesse accorgersi della principessa.

Disperata, Iris iniziò a piangere senza sosta, dalla mattina alla sera. Piangeva soltanto, non mangiava né dormiva più. Pian piano un piccolo rigolo di lacrime iniziò a sgorgare da sotto la porta della sua stanza, attraversò le sale del castello e uscì fuori da ponte levatoio.

Il rigolo di pianto si fece ogni giorno più grande e forte tanto che ben presto divenne un ruscello e poi un fiume impetuoso che travolse il ponte levatoio e uscì fuori trascinando con sé tutto l’ordine che regnava nel Castello incantato.

Fu così che le lacrime della principessa entrarono nel Regno del Caos e giunsero ai piedi di una gigantesca quercia, ormai rinsecchita dall’aridità e dal gelo.

In men che non si dica le foglie dell’albero presero vigore diventando nuovi germogli verdi. L’acqua dei ruscelli tornò a scorrere fresca e limpida e la Natura si risvegliò dal suo torpore.

Le lacrime di Iris avevano sciolto l’incantesimo: la giovane, finalmente libera dalle catene che l’avevano costretta a crescere nella prigione della sua stanza, depose le ghiande che le aveva dato la vecchia strega ai piedi della grande quercia.

Come per magia, le ghiande si trasformarono in farfalle e al posto della grande quercia apparve un giovane di bell’aspetto, il principe azzurro tanto sognato da Iris che altri non era che il giovane contadino che si era smarrito nel bosco.

Fu così che la principessa trovò finalmente il suo principe e vissero felici e contenti.