Appena terminati
i compiti di Matematica, Patty decise di chiamare Stefy al telefono per sapere
se avesse avuto voglia di vedersi per un gelato. La primavera era ormai
arrivata e le giornate invitavano a uscire fuori all’aria aperta.
Il telefono
squillò a vuoto tre o quattro volte finché Stefy rispose. Patty si accorse che
stava piangendo. Le chiese cosa stesse succedendo, se per caso stesse male. Ma
Stefy rimase sul vago, cercò di riprendersi ed evitò di raccontare all’amica il
motivo di quel pianto. Patty in cuor suo ci rimase male, avrebbe voluto
consolare la compagna con parole dolci e darle il giusto sostegno emotivo. Allora
decise di fare una passeggiata fino a casa di Stefy, che abitava a circa un
chilometro da casa sua. Era entusiasta all’idea di mostrarle il colore dei suoi
capelli appena tinti di rosso vivo con l’hennè che le aveva portato sua zia dal
Marocco. L’ispirazione le era venuta osservando con profonda ammirazione i
dipinti di Klimt, artista adorato da entrambe, che era solito ritrarre modelle
dai lunghi e folti capelli rossi, così sensuali ed erotici.
Quando suonò il
campanello nessuno rispose al citofono ma la porta del condominio si aprì.
Patty salì al terzo piano e trovò la porta dell’appartamento aperta. Qualcuno stava
gridando e piangendo in una stanza in fondo al corridoio. Cautamente Patty si
avviò verso la camera di Stefy che era in casa da sola, senza la madre. La compagna
era molto agitata e in preda al panico si scarmigliava i capelli piangendo e
urlando. Patty, spaventata cercò di calmarla ma l’amica non ne voleva sapere e con
un gesto violento la allontanò.
Patty non sapeva
cosa fare nè come comportarsi; temeva di ferire la sua cara amica se l’avesse
costretta a dirle cosa la tormentava, tuttavia le sembrava doloroso restare
così impotente a guardarla soffrire. Così si sedette nel corridoio e aspettò
che Stefy si calmasse. Il suo sguardo si soffermò sul curioso e ambiguo disegno
appeso alla parete del corridoio. Cosa rappresentava? Un simbolo fallico
stilizzato?
Stefy si avvicinò
all’amica sedendosi accanto a lei a terra. Il suo umore sembrava improvvisamente
cambiato, un sorriso illuminava il suo volto sconvolto dal pianto. Patty provò
a chiedere spiegazioni ma la compagna, prendendole le mani tra le sue, iniziò a
chiederle quali fossero le cose che più le piacevano di Mirko. Stupita e
imbarazzata, Patty arrossì a quella richiesta e non seppe rispondere.
Per sfuggire dall’impaccio
Patty indicò il disegno sulla parete e chiese alla compagna cosa rappresentasse
e chi lo avesse realizzato. Stefy, tornando seria, rispose che era l’unico
oggetto che possedeva di suo padre, si trattava di un regalo per lei disegnato
da lui dopo il suo abbandono per andare a vivere a Bologna in cerca di fortuna.
Patty capì che la
ragazza non voleva parlare di quell’argomento e così, delusa e un po’
amareggiata perché la sua cara amica non intendeva confidarsi con lei, si alzò
in piedi dicendo che era ormai tardi e doveva rientrare a casa.
Andandosene si
accorse di essersi dimenticata di mostrare a Stefy i suoi capelli rossi.

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